Le rapide di Santa Lucia

Benvenuti nel mio ultimo racconto di viaggio del 2015; oggi vi racconto il viaggio da Musellaro (PE), all’interno del Parco Nazionale della Majella, verso le rapide di Santa Lucia. Ci tengo subito a precisare che l’itinerario che racconterò è abbastanza semplice ma vi sconsiglio nella maniera più assoluta di seguire questo o qualunque altro percorso che porta alle rapide se non tra giugno e settembre e solo dopo alcuni giorni di meteo buono, infatti come vedremo più avanti le rapide possono essere tanto belle quanto pericolose.

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La partenza del mio viaggio è a Musellaro, vicino ad una vecchia chiesa abbandonata; si entra in un sentiero CAI, con varie indicazioni sui luoghi visitabili.

La prima parte del sentiero è tutta in discesa e non mancano passamani per scendere agevolmente, la prima cosa che ci ritroveremo di fronte è una vecchia centrale dell’Enel, ormai non più funzionante e con dei macchinari buttati lì davanti.

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Una prima parte piuttosto semplice

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Basta stare attenti a non scivolare sul terreno o sulle rocce durante la discesa ma i passamano in legno ci aiutano.

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Si comincia ad intravedere la centrale Enel

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Eccola….

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Ed ecco il retro, con quello strano macchinario che sembrerebbe essere una pompa.

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Foto in infrarossi del rottame fuori dalle la centrale

Superata la centrale Enel non ci resta che attraversare un ponte li vicino, dopo si va a sinistra e si costeggia il fiume seguendo un sentiero, le bandierine del CAI sugli alberi ci permettono di non sbagliare strada.

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Il ponte da attraversare, da notare la brina sugli alberi…..ecco, qui fin qui la brina non rappresenta un problema, ma più tardi capirete che lo è !!!

Preso il sentiero alla sinistra del ponte che costeggia il fiume, arrivati ad un certo punto è necessario attraversare un piccolo fiumiciattolo, nulla di che, delle pietre disposte lungo il sentiero permettono l’attraversamento facilmente e senza bagnarsi, tuttavia dopo comincia la salita.

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Il fiume alla nostra sinistra attraversa muri rocciosi imponenti, non sporgetevi troppo!!!!

La salita presenta un punto panoramico sulla sinistra per poi concludersi verso un vecchio rudere abbandonato

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Abitazione abbandonata fotografata in infrarosso.

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Stesso luogo ma con fotografia tradizionale.

Arrivati a questo punto troverete cartelli con indicazioni, da qui infatti si può arrivare fino alla frazione di San Tommaso nel comune di Caramanico Terme, dove potreste vedere una chiesa molto antica risalente al 1200 circa, ma se le rapide sono nel vostro interesse, si gira a sinistra.

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Su alcune pareti rocciose che costeggiano il fiume sono state rinvenute antiche incisioni rupestri.

I punti panoramici sono tanto belli quanto pericolosi se ci si sporge molto, “ATTENTI”.

Una volta giunti al rudere e dopo aver girato a sinistra, dalla salita si passa alla discesa, ed è proprio una discesa abbastanza ripida che ci condurrà alle rapide. Le pareti rocciose che circondano il fiume sono levigate dal fiume stesso, lisce pareti calcaree, bellissime nella loro forma a serpentina, assolutamente da vedere ma molto scivolose.

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Ecco cosa intendo per bello e pericoloso!!!

Se sono giunto fin qui è solo dopo aver valutato il rischio e aver realizzato fino a che punto potevo avvicinarmi; ho camminano gattoni utilizzando come bastone il treppiede della fotocamera con tutte e tre le gambe aperte e con i piedini in gomma ben saldi, muovendomi solo in punti in cui anche se fossi scivolato non sarei finito dentro il fiume perché un piccolo avvallamento della roccia mi avrebbe fermato.

Ecco il motivo per cui vedete poche foto e per cui insisto ancora una volta a raccomandare di non andare se non in estate e col sole, tenendo anche presente che la portata d’acqua in estate è minima e se proprio finite nel fiume un bagno non vi farà poi troppo male.

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Rimettendosi sul sentiero si può proseguire a costeggiare il fiume; per via del bagnato sulle lisce pareti calcaree di cui è formato il canyon non mi è stato possibile avvicinarmi più di tanto, io ci tengo alla mia vita, voglio ancora continuare ad esplorare questa fantastica regione chiamata Abruzzo!!!!

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L’eremo di Sant’Onofrio

Un anno fa vi parlai della Badia Morronese, abbazia posta sotto il monte Morrone, monastero immenso creato da Pietro Angeleri poi divenuto papa con il nome di Celestino V. Ebbene, quella volta tralasciai un altro edificio voluto da colui che sarebbe poi divenuto papa nel 1294: l’eremo di Sant’Onofrio, situato proprio sul monte, per raggiungere il quale vi aspetta quindi un sentiero ripido ma non di difficile percorribilità.

Ma non posso parlare dell’eremo senza citare le antiche rovine del tempio di Ercole situate proprio sotto di esso; tra l’abbazia Morronese e l’eremo infatti, in recenti scavi, è stato scoperto quello che sembra un antico tempio di epoca romana dedicata al Dio Ercole, il Santuario di Ercole Curino. Si tratta di  un sito archeologico piuttosto grande anche se povero in contenuti dato che sono rimaste solo rovine, ma che merita comunque di essere visitato.

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Sito archeologico ” Santuario Ercole Curino”

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Foto dell’eremo di Sant’Onofrio scattata dalle scalinate del sito archeologico

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Sotto al monte invece si puo’ vedere a sinistra la grande badia Morronese

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Reperti archeologici trovati dentro gli scavi

Bene, se ci troviamo ancora nel sito archeologico siamo solo a metà cammino, tocca salire ancora un po’, l’eremo è sempre in bella vista che ci aspetta.

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L’eremo visto dal basso lungo il sentiero

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Un tratto del sentiero immortalato con reflex modificata per vedere i raggi infrarossi: per via di questa particolarità tecnica il fogliame appare bianco anziché verde. Da notare come le piante sempreverdi (i pini)  abbiano un aspetto diverso dagli arbusti che circondano il sentiero.

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La stessa foto ma questa volta con una macchina fotografica tradizionale

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Ci siamo quasi, la porta che vedete sotto è l’ingresso della grotta mentre l’ingresso del grande eremo è posto sopra l’edificio

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L’interno della grotta.

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Ora ci siamo davvero, la statua di Celestino V ci da il benvenuto in un porticato antistante l’eremo.

L’eremo è molto grande e anche piuttosto curato, infatti è di recente ristrutturazione e per quel che mi riguarda è il più bell’eremo che l’Abruzzo possa regalare ai visitatori, assieme all’eremo di Santo Spirito a Majella. Qui non si parla del classico piccolo eremo ma di un edificio ben più ampio, sotto alcune foto.

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Stanze, chiesa, giardino, affreschi, un eremo pieno di dettagli e stanze da visitare, ben gestito, gratuito, immerso nel verde della montagna pronto che vi aspetta per un’escursione estiva.

Buon Viaggio!!!

 

 

Alba Fucens

Alba Fucens, ovvero il gioiello archeologico d’Abruzzo o se volete la piccola Roma d’Abruzzo.

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Esiste un luogo in Abruzzo ai piedi del monte Velino dove si trova un importante sito archeologico ancora non finito di esplorare, si tratta di una colonia Romana che si stima sia stata creata verso il 300 a.c. Si trova presso il comune di Massa d’Albe, non molto distante da Avezzano all’interno del parco del Silente Velino, questo luogo si chiama Alba Fucens e sui resti degli antichi romani si erge un borgo medievale con tanto di castello. Direi che la foto sottostante è abbastanza riassuntiva: montagna, castello e antichi scavi archeologici, vi sembra poco??!!!

 

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Alba Fucens era, come detto, una colonia romana, ma per essere più precisi era una colonia di diritto latino; questo voleva dire che godeva di una certa indipendenza da Roma e da quello che si è scoperto finora non era affatto piccola. Se vi recate lì pensate che quello che vedrete è solo una minima parte di quello che potenzialmente potrebbe esserci sottoterra, non mancava niente: templi, teatro, anfiteatro, terme, tribunale.

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Sopra quello che si ritiene il vecchio teatro di epoca romana

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Anfiteatro romano

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Ancora una veduta dell’anfiteatro, dietro si scorge il castello medievale

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Le ultime tre foto mostrano alcuni elementi archeologici che si trovano all’aperto dell’area archeologica, l’accesso è aperto a tutti e si possono prenotare visite guidate. Capite una cosa: quello che vedete qui è solo una minima parte di quello che vedrete, infatti dietro l’anfiteatro sorge la chiesa di San Pietro, costruita dove una volta si trovava il tempio romano dedicato al Dio Apollo, e se qui non vedete nessuna foto è per il semplice motivo che l’interno, al momento della mia visita, era chiuso, ma il vecchio borgo medievale sopra le rovine non era di certo chiuso anche se il terremoto dell’Aquila del 2009 ha lasciato dei segni.

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Veduta d’insieme del borgo medievale con castello lassù in cima

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Dentro i ruderi del borgo medievale, in fondo è possibile scorgere la chiesa di San Pietro citata in precedenza.

Chiudo qui l’articolo di questo mese, vi lascio l’ultima foto realizzata con la mia reflex modificata per catturare i raggi IR e vi invito a visitare questo stupendo luogo, avrei potuto caricare molte altre immagini, preferisco invece farvi venire l’acquolina in bocca senza troppo saziarvi per far sì che visitiate questo magnifico luogo.

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Alla prossima!!!!

 

Scanno – atto I

Scanno finalmente!!!

Scanno

Scanno è un piccolo paesino di montagna i cui abitanti non raggiungono neanche quota 2.000, è però inserito tra i borghi più belli d’Italia ed ha una bella fama tra i fotografi. Scanno è la città dei fotografi , tanto che gli hanno dedicato una via; sono passati di lì tanti, ma davvero tanti famosi fotografi anche stranieri: questo non solo perché è un bel borgo ma anche perché, a differenza di altri piccoli borghi, ha saputo mantenere nel tempo le sue tradizioni o quantomeno era così fino a 30 anni fa, come ad esempio il tipico modo di vestire delle donne con gonne che potevano arrivare a pesare 15 Kg con  corpetto e cappello annessi, il tutto condito di ciondoli vari. Adesso di tutto ciò in questa mia prima visita l’unica donna che indossava il costume tipico era una statua posta in una piccola piazza al centro del paese.

monumento scanno donna

 

Se torniamo a parlare di fotografia è dunque difficile saper cogliere dei momenti non già visti e rivisti in altre foto seppur queste possono essere datate, sono stati qui fotografi di questo calibro giusto per citarvi alcuni nomi:

Pietro di Rienzo

Hilde Lotz-Bauer

Henri Cartier-Bresson

Mario Giacomelli

Gianni Berengo Gardin

Ferdinando Scianna

Giovanni Bucci

Jill Hartley

Yoko Yamamoto

Claudio Marcozzi

Giuliana Traverso

Pepi Merisio

. . .e non avrei nemmeno finito, se mi mettessi a cercare su Google ne spunterebbero sicuramente altri.

Ed io?? Cosa posso realizzare io di bello lì, nel mio primo passaggio e senza bene sapere a cosa sarei andato incontro??

Beh, se c’è una cosa che mi ha aiutato è stata sicuramente la brillante idea di far modificare la mia gloriosa Canon 600D per scattare in infrarosso, senza avrei fatto belle foto ma viste e riviste molte volte, senza contare che adesso il paese si è modernizzato e non c’è più la strana sensazione di trovarsi fuori dal mondo che hanno avuto i grandi fotografi del passato: le donne si vestono come tutte, le auto si trovano anche nel bel mezzo della città, che dire, un bel borgo, situato in un bel posto, tante belle architetture, ma finisce qui.

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Veduta da un belvedere di scanno, foto eseguita usando la luce infrarossa e dopo convertita in bianco e nero.

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Sempre infrarossi con conversione in bianco e nero, però in fase di post produzione ho lasciato il colore  negli indumenti che vedete nelle due anziane signore.

Scanno

Il borgo si stava preparando a festa: il 14 agosto infatti si potrà scoprire qualcosa di più sul suo passato grazie alla sua festa popolare ” Ju Catenacce “ .

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Una veduta del borgo.

Lago di Scanno

Un capitolo a parte meriterebbe il lago di Scanno, qui sopra immortalato con un esposizione di 3 minuti circa.

Voglio concludere qui questo articolo, sicuramente breve e con meno immagini del solito, ma devo tornarci, il Lago di Scanno è un capitolo a parte e per essere fotografato al meglio va studiato per bene prima di andare; sicuramente quando vi tornerò non lo fotograferò al tramonto ma all’alba e per quel che riguarda Scanno, per scoprire il borgo un giorno vale l’altro, per scoprire le loro tradizioni il 14 agosto è la data!!!!!

 

Il castello di Ortona

Il castello Aragonese  di Ortona è un castello di forma trapezoidale che si trova vicino al porto di Ortona, praticamente sopra una scarpata e, vuoi per il meteo favorevole, vuoi per una giornata infrasettimanale in cui ero libero dal lavoro, l’ho visitato con la mia ragazza. Il castello si visita tranquillamente e gratuitamente, basta verificare l’orario di apertura e chiusura che varia a seconda del periodo dell’anno; io e la mia ragazza siamo andati alle 15, orario di apertura pomeridiano in questo periodo. In realtà per fotografare sarebbe stato meglio andare di mattina ma il tempo libero lo avevo di pomeriggio quindi con le reflex alla mano si fa quel si può; nota positiva, la facciata anteriore di pomeriggio risulta irradiata dal sole e non in ombra, insomma proprio male non è andata! Peccato per il porto, vicinissimo al castello e nel quale vale la pena fare un giretto perché è davvero enorme: quello sì che avrebbe reso di più la mattina, fotograficamente parlando, con il sole all’orizzonte. IMG_2699  Quello che vi trovate davanti superato il castello di ingressoIMG_0791  Quello che vedreste all’ingresso se i vostri occhi vedessero gli infrarossi IMG_2704  L’interno del castello IMG_2711   In questa foto si capisce la posizione del castello a strapiombo sul mare; una frana negli anni Quaranta ne ha distrutto una parte  IMG_2722   Un’altra inquadratura dell’interno IMG_2727   Il molo nord fotografato dall’interno del  castello, a sud c’è quello che viene chiamato porto turistico ma che per motivi di tempo non ho visitato IMG_2719 Alcuni dettagli delle mura IMG_2715   Altri dettagli IMG_2716   Altro dettaglio di un muro IMG_2717   Qui ho sfruttato una finestra del castello per fotografare il centro abitato: una tecnica che si usa in fotografia è quella di sfruttare parti di finestre o ambientazione come se fossero cornici per guidare l’occhio a vedere cosa c’è oltre, la messa a fuoco è sulla città, precisamente sull’uomo in bicicletta e la ridotta profondità di campo non fanno soffermare l’occhio sulla parete che risulta sfocata  IMG_0784   Una veduta del castello in infrarossi: nella zona in ombra sembra esserci un vecchio pozzo, di sicuro con la luce mattutina avrei evitato quella brutta ombra e la foto sarebbe stata migliore ma ho voluto mostrarvela lo stesso piuttosto che cestinarla      

La visita dell’interno al castello finisce qui però, avendo notato delle scalinate nella parte nord del castello che portano verso il mare, abbiamo deciso di scenderle ed ecco, qui sotto, un po’ di foto.  IMG_0792 Lato nord del castello, foto eseguita in infrarosso e dopo convertita in bianco e nero IMG_0798 L’inizio della scalinata che scende verso il mare in infrarosso: non sono molto soddisfatto di questa foto a causa del taglio, ero talmente concentrato a non far entrare la mia ombra nell’inquadratura che non ho notato di aver tagliato fuori la cima dell’albero in basso. Pubblico la foto come atto di pubblica ammenda per ricordare a me stesso di stare un po’ più attento, odio girare con zaino e reflex professionali appese al collo e fare questi sbagli, come del resto non mi piace vedere gente che ha reflex e dopo fotografa con la ghiera messa in automatico e il flash pop up che sta fuori per non si sa quale motivo . . . . ma questa è un’altra storia 🙂 IMG_0799 A metà strada lungo la scalinata. Qui ho usato il fogliame come cornice per guidare l’occhio verso il tunnel ferroviario a pochi metri dal mare IMG_0799v2 Stessa foto con inversione dei colori blu e rosso; ritengo che questa sia la foto migliore di tutta la giornata, tanto che ci sto ancora lavorando sopra in post-produzione per migliorarla ulteriormente IMG_0800 A scalinata conclusa ti volgi indietro e questo è ciò che vedi: la parte del castello distrutta dalla frana del 1946,vecchi ruderi e vegetazione in piena fotosintesi clorofilliana, che vanno a nozze con gli infrarossi Finisce così la parte che riguarda il castello, da qui in poi si passa a visitare il molo nord. Il molo sud definito porto turistico, come già detto, non l’ho visitato ma sembrava essere solo una lunga passeggiata per poi arrivare ad un piccolo faro mentre il molo nord mi attraeva di più, ricco com’era di pescatori, gabbiani, cormorani, statue e monumenti commemorativi. Si arriva al molo semplicemente girando intorno al castello e seguendo il sentiero una volta scese le scalette. IMG_2761 Il primo vero faro che vedo in Abruzzo,adesso tutti gli altri fari che avevo visto in Abruzzo sembrano solo delle grandi lampade a led IMG_2734 Un’altra veduta del faro con il castello alle spalle; il faro risalta particolarmente all’occhio in quanto in fase di post produzione ho usato 2 livelli, uno per lo sfondo e uno per il faro. Anche se si trova all’estrema destra del fotogramma scommetto che il faro sia proprio la prima cosa che ha catturato la vostra attenzione, ma se così non fosse vorrebbe dire che ho sbagliato qualcosa in fase di elaborazione IMG_2759 Ma perché ci devono essere sempre delle auto dove non dovrebbero . . . . IMG_2758 …oppure Padre Pio sopra una finestra a 3 metri di altezza ??? IMG_2752 Quella che vedete davanti a voi in primo piano è la statua di San Tommaso; all’interno della città, in una cattedrale, sono custodite le sue reliquie IMG_2750 Un altro monumento del porto con un gabbiano reale in alto IMG_2756 Dei cormorani riposano in quelli che sembrano essere i resti di un vecchio molo IMG_2746 Qui mi sono illuso di aver fotografato un raro gabbiano pontico, in realtà tornato a casa, dopo aver sfogliato la mia guida, ho capito che era un giovane di gabbiano reale, distinguibile per via del suo becco tozzo e non lungo (i gabbiani non sono tutti uguali contrariamente a come potreste pensare).

L’articolo finisce qui, ovviamente ho scattato più foto di quelle che vedete ma alcune avevano un soggetto umano e quelle preferisco sempre non pubblicarle anche quando sono proprio le persone a prestarsi ad uno scatto. Quando vi vedono con una reflex e un obbiettivo da 200mm o più montato davanti, anche se non capite niente di fotografia, finite per essere considerati come professionisti . . . . ma non è il mio caso, o no??? Infine ringrazio tutti quelli che mi seguono, non pensavo che una foto pubblicata su Facebook potesse destare tanta attenzione su di me e questo blog che porto avanti da più un anno, alla prossima !!!!

Dall’ordinario allo straordinario

Bentornati nelle mie avventure fotografiche, oggi sebbene il titolo possa farvi pensare chissà che cosa non vi parlo della scoperta dell’acqua calda, ma di una tecnica ben conosciuta anche ai tempi della pellicola: parliamo della fotografia ad infrarossi .

Come molti di voi sanno, l’occhio umano non riesce a catturare tutto lo spettro di luce esistente: quello che l’occhio umano vede è chiamato spettro visibile ; in fotografia, già dai tempi delle pellicole, si è capito che catturare la luce infrarossa ed escludere lo spettro visibile poteva dare effetti interessanti. Questo era possibile con apposite pellicole e nei vecchi obbiettivi, se non ve lo siete mai chiesto, quella tacchetta rossa sulla ghiera di messa a fuoco stava proprio a significare dove mettere a fuoco nel caso si utilizzassero le pellicole IR dato che con la luce infrarossa, rispetto a quella tradizionale, anche la messa a fuoco cambia.

Ora noi viviamo con il digitale e il sensore digitale può far entrare tutto, sia i raggi UV che i raggi IR; se non li cattura è perché il sensore e anche i vetri trattati chimicamente li bloccano. Quello che adesso ci interessa è come far entrare quindi la luce infrarossa dentro la nostra reflex, le opzioni sono due:

– Filtro posto davanti all’obbiettivo ( consigliato l’Hoya r72)

– Modifica permanente della reflex al fine di rimuovere il filtro passo basso (o antialiasing) posto davanti al sensore e sostituirlo con uno che blocca la luce visibile e lascia passare l’infrarosso

Pro e contro del primo suggerimento.

Contro:

-Fotograferete sempre con l’ausilio del treppiede

– Avrete la necessità di mettere a fuoco sempre prima di montare il filtro perché questo è molto scuro e blocca l’autofocus

-Rischio di micromosso

-Non tutti gli obbiettivi si prestano bene a tener avanti un filtro Ir, alcuni creano un hotspot

Pro:

-La macchina non subisce modifiche irreversibili

-Potrete montare diversi filtri che tagliano la lunghezza d’onda dove volete voi rispetto ad uno interno che quindi non può essere cambiato

Pro e contro del secondo suggerimento.

Contro:

-La macchina potrà fotografare sempre e solo in infrarosso

-Sistema di pulizia del sensore non più funzionante

-Se non siete esperti dovreste farvela modificare da un laboratorio e i costi potrebbero addirittura raddoppiare rispetto all’acquisto di un filtro

Pro:

-Potrete scattare a mano libera

-Potrete “congelare” un movimento

-Il fatto che non ci sia un filtro davanti all’obbiettivo che crea una sorta di fessura aria/vetro non degrada le immagini

-Autofocus sempre funzionante e veloce

Quelle descritte sopra sono cose che chi conosce bene la fotografia sa già e per chi volesse approfondire ulteriormente lo farò nell’ultima parte dell’articolo, ora facciamo parlare le foto, dicendo per prima cosa che, a prescindere da quale metodo utilizzerete, quello che vedrete uscire dalla macchina sarà “Rosso” e questo rosso dovrà essere tolto in fase di  post produzione oppure già in macchina se volete, scattando una foto con bilanciamento del bianco su fluerescente (comunque sempre consigliato) e dopo impostarla come bilanciamento del bianco personalizzato. Ecco un po’ di esempi:

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Calanchi di Mosciano Sant’Angelo in una normale foto a colori eseguita con una Canon 70D

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Sempre i calanchi di Mosciano ripresi con una Canon 600D con modifica IR con bilanciamento del bianco su luce fluorescente

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Foto dei calanchi dove in fase di post produzione è stato rimosso il rosso (non del tutto in verità) agendo sulla temperatura della luce e sulla tinta

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Foto come la precedente con inversione dei canali del rosso e blu, si invertono i colori tramite software di fotoritocco (Gimp – Photoshop) per avere il cielo blu

La fotografia infrarossa è interessante perché rende bianco il fogliame verde degli alberi, a volte bianco come neve; più luce c’è e più quest’effetto sarà intenso perché la fotosintesi clorofilliana è responsabile della riflessione dei raggi IR nella vegetazione. Si potrebbe quindi aggiungere che se nella fotografia tradizionale si predilige l’alba o il tramonto per immortalare i paesaggi, in quella infrarossa invece è gradito il sole a picco!!!IMG_0715 come oggetto avanzato-1

Scalinate tra Giulianova Alta e Giulianova Lido , dove il sole è diretto sul fogliame, che appare bianco

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Completamente bianco il fogliame di questi pini che circondano una vecchia chiesetta, l’infrarosso ha trovato la sua massima espressione proprio nei paesaggi verdi

Le foto che avete visto sopra sono solo degli esempi con un’elaborazione semplice; le foto ben si prestano ad essere elaborate, l’importante è scattare in RAW e tendere a sovraesporre altrimenti potrebbero comparire degli artefatti in fase di sviluppo, come nella foto sotto che è stata convertita in bianco e nero per far sembrare la grana generata da un elevato aumento dell’esposizione in fase di sviluppo come grana di una pellicola fotografica ;

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Un enorme albero a Mosciano, da 31 anni lo vedo sporgere dalla finestra di casa

Ecco invece quella che considero una foto perfettamente elaborata, cliccate per ingrandire.

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Questa foto è stata creata togliendo tutto il rosso con il bilanciamento del bianco, aumentando il contrasto e la chiarezza, abbassando le luci, creando un livello in bianco e nero, per poi abbassare l’opacità di questo al 25 %  agendo sul bilanciamento colore per i mezzitoni e per le luci; la foto è stata molto apprezzata.

L’articolo finisce qui, ora vi lascio un po’ di link utili per chi volesse approfondire la tecnica; per prima cosa se volete far modificare una vecchia reflex e non sapete dove poterlo fare io vi consiglio questo laboratorio dove professionalità e competenza sono di casa, mentre se volete sperimentare la fotografia con i filtri, su ebay ci sono in vendita vari filtri, basta scrivere Ir filter e scegliere quello con la filettatura ideale per il vostro obbiettivo e la lunghezza dello spettro dove si vuole tagliare la luce; ricordate però che se tagliate lo spettro fino a 800nm (nm=nanometro) farete solo del bianco e nero, il migliore filtro esterno per me è l’Hoya R72 ma costa caro se avete bisogno di una filettatura molto ampia. Per sapere quali obbiettivi si prestano bene all’aggiunta di un filtro Ir cliccate su questo link dove troverete una lista.

Ps. Se vi  state chiedendo cosa succede se si fotografa una persona eccomi ritratto dalla mia ragazza:

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Ho messo gli occhiali da riposo per non apparire un alieno: i raggi infrarossi tendono a passare un p0′ sotto i primi strati di pelle quindi le imperfezioni come rughe non sono visibili e la pelle risulta liscia e levigata.