Lo svasso ingordo

Arriva l’inverno e i porti abruzzesi si riempiono di vita: arrivano svassi maggiori, piccoli, qualche volta pure smerghi, strolaghe, insomma la morsa del gelo stringe e i porti offrono un riparo e cibo a molte specie di uccelli acquatici. Sempre il freddo spinge molti amici pennuti verso la costa alla ricerca di un clima favorevole, ed io nel mio amato porto di Giulianova cerco sempre di trovare qualcosa.

Che arrivassero gli svassi maggiori lo sapevo già, quello che ancora non avevo visto è esattamente quello che voglio proporvi oggi

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Pesca grossa….

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adesso lo rigira e lo prende per la testa

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non scende……

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alzata di testa a 90°

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scrollatina con appagamento finale

Durata della scena:  7 Minuti, con varie immersioni ed emersioni per prendere il pesce per la testa, inoltre per farlo scendere giù ha dovuto anche bere l’acqua di mare; dopo la mangiata, bello e appagato, si è dedicato alla pulizie.

Lo svasso maggiore ha potuto tranquillamente destreggiarsi con il grosso pesce, ma non sempre finisce così: se qualche gabbiano reale fosse passato da quelle parti avrebbe dovuto star attento. Già in passato su queste pagine ho documentato la morte di uno svasso maggiore con un pesce enorme in bocca non velocemente ingoiato, sottrattogli da un gabbiano e ucciso da un altro: il lottare a tutti i costi per una preda enorme non è sempre la scelta migliore!!!

 

Una passeggiata a Città Sant’Angelo

Ed eccoci qui per l’appuntamento di fine anno; in questi pochi giorni di ferie sono andato a passeggiare con la mia ragazza in uno dei più bei borghi d’Italia, Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara. Il paese conta 15.000 abitanti, quindi il termine “borgo” gli sta un po’ strettino, tuttavia nella parte vecchia della città il tempo sembra essersi fermato e pare davvero di stare dentro un borgo.

Si inizia da qui

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Brutte notizie: sulla torre della Collegiata di San Michele Arcangelo ci sono impalcature

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Il borgo è in versione festività natalizie, in fondo ancora la chiesa di San Michele Arcangelo, chiamata “Collegiata” perché, pur non essendo sede vescovile, è comunque di una certa importanza per il culto cattolico

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Nell’altra direzione, invece, lungo la strada del borgo si vede la chiesa di Sant’Agostino

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Una vecchia 500 davanti ad un piccolissimo spazio verde con panchine ci sta bene come set fotografico

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Sempre lungo la strada principale, vicino agli edifici del comune, si trova la chiesa di San Francesco e sopra il campanile

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Adiacente alla chiesa di San Francesco c’è un chiosco di un piccolo convento: questo è il suo interno, in fondo era possibile vedere un presepe allestito per l’occasione

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Veduta di qualche vicolo

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Siamo sotto la facciata della chiesa di Sant’Agostino, mi sento osservato….

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…ingrandiamo un po’…

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ah ecco c’è un piccione che mi fissa

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Per entrare nella chiesa di Sant’Agostino bisogna salire una scalinata, se ci si volta questa è la visuale che si può osservare

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Il tramonto è ormai vicino,

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la luce è calda,

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e dopo il tramonto c’è l’ora blu,

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nel cielo sfumature di rosso,

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non resta altro che andare nel parcheggio che si trova in cima ad un belvedere,

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per dare il giusto finale alla passeggiata e a questo 2016

Queste foto sono state scattate da una compattina da 700 euro che quando c’è luce è manico da parte di chi la utilizza e può competere con macchine fotografiche da ben 20 mila euro

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Avreste mai pensato ???

Si tratta della Sigma Dp2 Quattro con il suo particolare sensore Foveon

Tuttavia ha tante limitazioni, focale fissa, massimo 200 Iso per un utilizzo a colori, soffre i riflessi, non rende poi molto bene sulle alte luci, però, “certe volte” lascia di sasso!!!

Le foto di quest’articolo si trovano in alta risoluzione nella mia galleria, QUI

E dopo che ho aiutato San Giuseppe e Gesù bambino a risollevarsi, io vi auguro….

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Una passeggiata a Pettorano sul Gizio

Pettorano sul Gizio è un comune in provincia dell’Aquila; si tratta di un borgo di poco più di mille anime e fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia.

Pettorano sul Gizio

Veduta del borgo dalla parte bassa

Pettorano sul Gizio è uno di quei luoghi in cui passare una giornata passeggiando: il paese immerso nel parco della Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio vi accoglie in maniera gradevole con paesaggi montani, costruzioni antiche come il Castel Cantelmo e, nella parte bassa, un’area pic-nic intorno ad un vecchio mulino.

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Chiesa Matrice di San Dionisio

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Interno della chiesa

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E’ per scorci come questo che amo i borghi medievali

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Come sopra

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Fontana situata di fianco ad un’uscita laterale della chiesa

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La piazzetta del paese. Dietro di me il belvedere

Il castello Cantelmo è visitabile e va visitato; all’interno non è che vi sia poi tanto da fotografare, tranne il panorama che si può vedere lassù in cima….

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…..appunto, il panorama

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Come vorrei una veranda del genere!!!

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Ora si va verso la parte bassa del paese; la sorgente del fiume Gizio non l’ho vista, l’area archeologica e l’area pic-nic sono praticamente attaccate, per area archeologica si intendono infatti dei vecchi mulini.

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Vista del paese lungo il sentiero verso l’area archeologica e pic-nic

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La flora presente nell’area è segnalata per mezzo di etichette con su scritto il nome della specie

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Ecco un mulino, l’interno era chiuso, ma credo che in estate si possa visitare

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e dove ci sono dei mulini ci sono sempre dei canali in cui far confluire l’acqua

In definitiva la visita al borgo mi è piaciuta molto, nulla da far rimanere a bocca aperta sia chiaro, ma il paese si lascia ammirare, c’è abbastanza da vedere da poterci passare una piacevole giornata, mentre alcuni altri borghi visitati in passato, pur essendo carini allo stesso modo erano talmente piccoli che bastava meno di mezza giornata; qui il borgo è abitato ed è curato, c’è vita dentro.

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I gatti non mancano mai….

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ogni uscio ha il suo gatto….

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…….e qualcuno ha una cucciolata di maremmani abruzzesi dietro casa

Alla prossima !!!!!!

Ci sono cervi e cervi

Come si sa, tra la fine di settembre e le prime settimane di ottobre i cervi vanno in amore, e per i fotografi naturalisti come me questo significa solo una cosa: fotografare il bramito. E magari, se si è fortunati abbastanza o si dispone di molto tempo libero e determinazione, cogliere il duello tra i maschi che si contendono le femmine incrociando i palchi, nella prova di forza che determina chi dei due potrà avere un harem di femmine tutte per sè. 

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Una veduta dal monte, sotto il lago di Barrea; sullo sfondo, coperto dal colle, c’è il paese.

Ci troviamo poco lontano da Villetta Barrea, dunque nel bel mezzo del Parco nazione D’Abruzzo, Lazio e Molise; più  precisamente si tratta di un sentiero che ha inizio lungo la strada che porta dal paese di Villetta a Scanno, contrassegnato H4, che porta sulla cima del Monte Mattone.

Domanda:

Ma per i cervi non bastava starsene a Villetta Barrea dove i cervi ti attraversano la strada e se ne stanno anche dentro il parco giochi ??!!

Risposta:

I cervi di Villetta Barrea sono abituati alla presenza umana e sono ormai paragonati da qualcuno a delle pecore che hanno perso il loro essere Wild 

Domanda:

Ma emetteranno anche loro il bramito, no ?? 

Risposta:

Si ma attirano poche femmine e pochi contendenti, la maggior parte non ha sviluppato una sana diffidenza verso l’uomo !!

Domanda:

Ma hai comunque una foto facile facile!!

Risposta:

Si certamente, ma la foto scattata ai due soggetti maschi abituati a vivere nel paese sarà la stessa fatta da circa una migliaio di fotografi che finisce su Facebook dove non si capisce quale sia la migliore perché ognuno è un copia/incolla dell’altra !!

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Villetta Barrea. Un cervo è entrato in un cortile dove ci sono alberi di mele, che lui provava a far cadere con le corna; dietro un altro esemplare maschio e qualche femmina in fondo a destra.

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Se trova qualcosa di suo interesse si avvicina tranquillamente all’uomo……. considerate che avevo un grandangolo in mano.

Bene, dopo questa spiegazione  è arrivato il momento di mostrarvi le foto Wild dei cervi, per i quali i millimetri di focale potrebbero non bastare mai.

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Appena usciti da un bosco si intravede una radura, la vicinanza dei cervi si sente all’olfatto, dall’odore dei loro escrementi freschi, e si percepisce dalla presenza di aree calpestate prive di erba con terreno smosso: questo indica che c’è stato un combattimento tra cervi. Nella foto sopra il momento in cui una delle cerve mi ha visto; seppur lentamente andranno via.

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Il maschio che molto probabilmente ha vinto l’ultima prova di forza le richiama a sè…

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……….mentre il perdente va via in un’altra direzione, ma sono sicuro che non smetterà di provare ad accaparrarsi l’harem.

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Femmine radunate, è giunto il momento di allontanarsi da me….

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….ma prima un’occhiata dritto per dritto me la lancia, mentre una femmina sembra aspettarlo. Non si inseguono mai gli animali selvaggi nel caso qualcuno ci stesse pensando.

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Lassù sulla cima i cervi sembrano lupi mannari che vagano ad emettere bramiti con scenari suggestivi.

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Ed ecco cosa serve per questi cervi qui………ma no che avete capito!!!! Il 500mm l’ho lasciato a casa in favore del più leggero 400, mi riferivo agli scarponi da trekking, per fare belle foto serve la voglia di alzarsi la mattina, esplorare, camminare, appostarsi se necessario, abbigliamento idoneo e comodo e un bel paio di scarponi.

Alla Prossima !!!

 

Gli scatti di settembre

Salve followers, per il consueto articolo del mese con foto questa volta faccio una piccola eccezione, nel senso che non ci sono foto, o meglio le foto ci sono ma sono incluse nel video che sto per presentarvi.

Ho girato diversi video con una action cam attaccata al mio teleobiettivo, cosicché possiate farvi un’idea di come pratico caccia fotografica ai limicoli che attraversano l’Abruzzo durante la migrazione verso sud. Nella nostra regione non ci sono molte aree paludose particolarmente degne di nota, quindi molti limicoli di passaggio cercano cibo e riposo soffermandosi presso le foci dei fiumi o le battigie meno trafficate delle nostre coste.

Non tutti i limicoli sono diffidenti verso l’uomo e con il passare del tempo e un po’ di esperienza so riconoscere le specie con cui posso tentare un approccio itinerante senza farle scappare, ovviamente con le dovute precauzioni, cioè stando sdraiato a terra e avanzando con ginocchia e gomiti o in alcuni casi strisciando.

Le foto che vedrete all’interno del video sono davvero state eseguite in quella sessione di caccia fotografica e raffigurano in ordine di apparizione:

Pieveressa

Voltapietre

Piovanello Pancianera

Combattente

 

Il Voltapietre

Vi parlo di un ospite di passaggio che a breve si potrà osservare lungo le nostre coste sassose: si tratta del voltapietre, un piccolo limicolo che fa parte della famiglia delle Scolopacidae, quindi un uccello prevalentemente acquatico. E’ possibile osservare il voltapietre in primavera mentre migra per raggiungere l’areale di nidificazione nel nord Europa (ad esempio laScandinavia), e ad inizio autunno quando ripassa nel bel paese per raggiungere il nord Africa, suo areale tipico di svernamento.

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Ecco a voi il voltapietre in abito invernale

Qui in Abruzzo, secondo la mia esperienza, il voltapietre risulta più facilmente visibile in autunno che in primavera, quindi con il suo abito invernale, un vero peccato perché l’abito riproduttivo è molto bello: color arancio e ruggine, petto bianco con macchia nera sul collo e striature sul capo. L’abito invernale invece, come spesso capita, non è molto appariscente, i colori arancio scompaiono per lasciar spazio ad uno spento marrone……….ahhh prima che me lo chiediate, il pennuto capovolge davvero le pietre!!!

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Questa foto vi spiega il perché del nome

Con il suo becco triangolare, leggermente rivolto verso l’alto, e la forza delle sue zampe, riesce a rivoltare le pietre in cerca di cibo, da questa sua caratteristica prende il nome ed è per questo motivo che si vede in coste sassose. Sfortunatamente non sono mai riuscito a fotografarlo secondo i miei standard in primavera, si mostra più paziente e avvicinabile in autunno anche perché ci sono i giovani che non hanno mai visto un essere umano e non hanno maturato quel sano timore verso di loro; tuttavia anche gli adulti sono avvicinabili se si procede verso di loro strisciando a terra…..in pratica quello che faccio sempre io, ultimamente con ginocchiere e gomitiere per non tornare a casa con le articolazioni rosse e doloranti.

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Un giovane di voltapietre, riconoscibile dal suo piumaggio “fresco”, si fa strada tra le alghe

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La sua alimentazione è prevalentemente fatta di invertebrati e non disdegna i crostacei come dimostra la foto sopra

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Volta pietre sulla battigia. Sebbene il suo piumaggio risulti ormai spento, le zampe arancioni sono un tratto distintivo sempre presente durante l’anno

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Voltapietre ripreso con grandangolo, alle sue spalle il mare, focale utilizzata 64mm equivalenti a mano libera, libero di avvicinarmi a lui senza disturbarlo

 

Sperando che foto e articolo vi siano piaciuti, vi rimando al prossimo appuntamento!!!!

Alla prossima!!

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L’Averla Piccola

Oggi vi parlo di un grazioso uccellino che incontro tutte le estati mentre salgo a Campo Imperatore;  sarà capitato anche a molti di voi di andare in montagna con l’auto, e mentre vi avvicinate intorno ai 1.500 / 2000 metri di altitudine, cominciare a vedere dei graziosi uccellini con la mascherina in volto e il dorso rossiccio starsene appollaiati sulla cima di un ramo. Ebbene, se la riposta è affermativa, molto probabilmente avete visto delle Averle piccole.

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Averla piccola maschio

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Averla piccola femmina

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Esemplare giovane

Questo simpatico uccellino, lungo poco meno di 20 cm, è noto per essere un predatore, infatti sta sopra alle cime degli arbusti come una poiana sta sopra alla cima di un ramo, per lo stesso motivo, la caccia. Si nutre di insetti, lucertole, piccoli anfibi e piccoli uccelli, e poco importa se non ha artigli come i rapaci, lui per prede di una certa dimensione ha escogitato un metodo tutto suo di dare il colpo di grazia alla preda per poi poterla mangiare tranquillamente: le impala su delle spine o magari anche del filo spinato, (l’evoluzione ha fatto sì che dove non si arrivi con la forza ci si arrivi con l’astuzia), e questa sua caratteristica ha permesso all’Averla di poter cacciare prede anche piuttosto grosse; non dovrebbe quindi stupire il suo nome scientifico,”Lanius collurio”, dove quel Lanius, tradotto dal latino, significa “macellaio”.

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Eccolo su in cima il maschietto

L’Averla piccola, dunque, è un uccellino bello e affascinante, che necessita di arbusti per vivere: sulle cime di questi caccia, lì dentro crea il suo nido e se la pianta è dotata di spine fa lì anche i suoi barbecue con spiedini. Purtroppo l’agricoltura intensiva lo sta mettendo in seria difficoltà, in Inghilterra è ormai estinto, qui in Italia e specialmente in Abruzzo grazie ai numerosi parchi la situazione è decisamente migliore. Si tratta di un uccello migratore che sverna in Africa e se quando torna non trova i suoi cespugli si trova in seria difficoltà; non mi stupisce che si vedano facilmente sui cespugli ai bordi delle strade di montagna: a bordo strada non ci sono pascoli o coltivazioni e a nessun contadino o allevatore è mai saltato in mente di tagliare gli arbusti lì presenti.

Insomma, abbiamo a che fare con un bel “killer predatore macellaio” in difficoltà esistenziale.

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Qui sopra sembra proprio carino e minaccioso allo stesso tempo!!!

Foto rigorosamente del sottoscritto e coperte da copyright ©