Palombaro e Grotta Sant’Angelo

Palombaro è un borgo di poco più di mille abitanti situato in provincia di Chieti, il comune è per lo più noto per ospitare la Riserva naturale Fara San Martino Palombaro  e la grotta Sant’Angelo, ma prima di arrivarci facciamo un giro per Palombaro.

 

Una veduta di Palombaro

Il campanile della chiesa di Santa Maria Assunta

Una veduta alzando gli occhi al cielo

Per le vie del borgo

Diverse case hanno delle scritte lungo i muri….

…non so cosa vogliano dire e perché ci siano, però ci stanno bene

Uno svincolo

Non tutto sta in piedi, tuttavia nel complesso il borgo è curato

Passiamo ora alla grotta Sant’Angelo, si trova in una contrada di Palombaro, Sant’Agata d’Ugno; si tratta di un eremo risalente al XI secolo, a cui si arriva facilmente dopo aver raggiunto l’area attrezzata, dove ci sono diverse aree Pic-Nic, una decina di minuti e si è in grotta, ma sapete cosa c’è dentro??

Questa è la prima scena che vi si presenta davanti

Questa la seconda dal lato sinistro

Una veduta ravvicinata

E infine girandosi di spalle

Come avrete potuto intuire dalle cime degli alberi, ho visitato questo luogo in inverno; vi consiglio di visitare questo paese e questa grotta se non siete dei tipi mattinieri che si svegliano all’alba, perché si riesce a vedere tutto in poco tempo, borgo piacevole e grotta che, seppur povera nei contenuti, è facile da raggiungere con un’area dove poter fare un Pic-Nic con tavoli e sedie.

Alla prossima !!!

 

 

 

I Trabucchi di Fossacesia

Da Francavilla al mare fino a Vasto si estende la famosa Costa dei Trabucchi, nel mezzo c’è la città di Fossacesia; non ho molto da dire su questa città, è semplicemente stupenda, non solo la parte della costa ma anche il centro storico ha il suo fascino, vi riassumo ciò  che ho visto nelle mie foto.

Il centro Storico

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La vita nella città

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Il palazzo Mayer, costruito intorno al 1834, all’interno è stata inglobata una chiesa, è visitabile prenotando.

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Tenuta di caccia della famiglia Mayer,  come avrete intuito parliamo di una famiglia borghese dell’800.

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La chiesa di San Donato

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Abbazia di San Giovanni in Venere

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La parte posteriore

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Particolare della porta di ingresso laterale

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L’interno

Al di là di quello che vedete c’è molto altro, il belvedere sulla costa, il chiosco dietro l’abbazia, la chiesa del Santissimo Rosario, la piazzetta dei lettori, scorci molti belli e vicoli curati !!!

 

I Trabocchi

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Direi che le immagini parlano da sole ma se non bastasse per farvi preparare le valigie vi dico anche un’ altra cosa….

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……si mangia divinamente !!!!!!

 

 

 

 

 

Una passeggiata a Città Sant’Angelo

Ed eccoci qui per l’appuntamento di fine anno; in questi pochi giorni di ferie sono andato a passeggiare con la mia ragazza in uno dei più bei borghi d’Italia, Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara. Il paese conta 15.000 abitanti, quindi il termine “borgo” gli sta un po’ strettino, tuttavia nella parte vecchia della città il tempo sembra essersi fermato e pare davvero di stare dentro un borgo.

Si inizia da qui

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Brutte notizie: sulla torre della Collegiata di San Michele Arcangelo ci sono impalcature

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Il borgo è in versione festività natalizie, in fondo ancora la chiesa di San Michele Arcangelo, chiamata “Collegiata” perché, pur non essendo sede vescovile, è comunque di una certa importanza per il culto cattolico

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Nell’altra direzione, invece, lungo la strada del borgo si vede la chiesa di Sant’Agostino

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Una vecchia 500 davanti ad un piccolissimo spazio verde con panchine ci sta bene come set fotografico

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Sempre lungo la strada principale, vicino agli edifici del comune, si trova la chiesa di San Francesco e sopra il campanile

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Adiacente alla chiesa di San Francesco c’è un chiosco di un piccolo convento: questo è il suo interno, in fondo era possibile vedere un presepe allestito per l’occasione

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Veduta di qualche vicolo

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Siamo sotto la facciata della chiesa di Sant’Agostino, mi sento osservato….

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…ingrandiamo un po’…

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ah ecco c’è un piccione che mi fissa

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Per entrare nella chiesa di Sant’Agostino bisogna salire una scalinata, se ci si volta questa è la visuale che si può osservare

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Il tramonto è ormai vicino,

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la luce è calda,

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e dopo il tramonto c’è l’ora blu,

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nel cielo sfumature di rosso,

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non resta altro che andare nel parcheggio che si trova in cima ad un belvedere,

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per dare il giusto finale alla passeggiata e a questo 2016

Queste foto sono state scattate da una compattina da 700 euro che quando c’è luce è manico da parte di chi la utilizza e può competere con macchine fotografiche da ben 20 mila euro

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Avreste mai pensato ???

Si tratta della Sigma Dp2 Quattro con il suo particolare sensore Foveon

Tuttavia ha tante limitazioni, focale fissa, massimo 200 Iso per un utilizzo a colori, soffre i riflessi, non rende poi molto bene sulle alte luci, però, “certe volte” lascia di sasso!!!

Le foto di quest’articolo si trovano in alta risoluzione nella mia galleria, QUI

E dopo che ho aiutato San Giuseppe e Gesù bambino a risollevarsi, io vi auguro….

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Una passeggiata a Pettorano sul Gizio

Pettorano sul Gizio è un comune in provincia dell’Aquila; si tratta di un borgo di poco più di mille anime e fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia.

Pettorano sul Gizio

Veduta del borgo dalla parte bassa

Pettorano sul Gizio è uno di quei luoghi in cui passare una giornata passeggiando: il paese immerso nel parco della Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio vi accoglie in maniera gradevole con paesaggi montani, costruzioni antiche come il Castel Cantelmo e, nella parte bassa, un’area pic-nic intorno ad un vecchio mulino.

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Chiesa Matrice di San Dionisio

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Interno della chiesa

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E’ per scorci come questo che amo i borghi medievali

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Come sopra

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Fontana situata di fianco ad un’uscita laterale della chiesa

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La piazzetta del paese. Dietro di me il belvedere

Il castello Cantelmo è visitabile e va visitato; all’interno non è che vi sia poi tanto da fotografare, tranne il panorama che si può vedere lassù in cima….

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…..appunto, il panorama

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Come vorrei una veranda del genere!!!

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Ora si va verso la parte bassa del paese; la sorgente del fiume Gizio non l’ho vista, l’area archeologica e l’area pic-nic sono praticamente attaccate, per area archeologica si intendono infatti dei vecchi mulini.

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Vista del paese lungo il sentiero verso l’area archeologica e pic-nic

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La flora presente nell’area è segnalata per mezzo di etichette con su scritto il nome della specie

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Ecco un mulino, l’interno era chiuso, ma credo che in estate si possa visitare

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e dove ci sono dei mulini ci sono sempre dei canali in cui far confluire l’acqua

In definitiva la visita al borgo mi è piaciuta molto, nulla da far rimanere a bocca aperta sia chiaro, ma il paese si lascia ammirare, c’è abbastanza da vedere da poterci passare una piacevole giornata, mentre alcuni altri borghi visitati in passato, pur essendo carini allo stesso modo erano talmente piccoli che bastava meno di mezza giornata; qui il borgo è abitato ed è curato, c’è vita dentro.

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I gatti non mancano mai….

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ogni uscio ha il suo gatto….

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…….e qualcuno ha una cucciolata di maremmani abruzzesi dietro casa

Alla prossima !!!!!!

Ci sono cervi e cervi

Come si sa, tra la fine di settembre e le prime settimane di ottobre i cervi vanno in amore, e per i fotografi naturalisti come me questo significa solo una cosa: fotografare il bramito. E magari, se si è fortunati abbastanza o si dispone di molto tempo libero e determinazione, cogliere il duello tra i maschi che si contendono le femmine incrociando i palchi, nella prova di forza che determina chi dei due potrà avere un harem di femmine tutte per sè. 

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Una veduta dal monte, sotto il lago di Barrea; sullo sfondo, coperto dal colle, c’è il paese.

Ci troviamo poco lontano da Villetta Barrea, dunque nel bel mezzo del Parco nazione D’Abruzzo, Lazio e Molise; più  precisamente si tratta di un sentiero che ha inizio lungo la strada che porta dal paese di Villetta a Scanno, contrassegnato H4, che porta sulla cima del Monte Mattone.

Domanda:

Ma per i cervi non bastava starsene a Villetta Barrea dove i cervi ti attraversano la strada e se ne stanno anche dentro il parco giochi ??!!

Risposta:

I cervi di Villetta Barrea sono abituati alla presenza umana e sono ormai paragonati da qualcuno a delle pecore che hanno perso il loro essere Wild 

Domanda:

Ma emetteranno anche loro il bramito, no ?? 

Risposta:

Si ma attirano poche femmine e pochi contendenti, la maggior parte non ha sviluppato una sana diffidenza verso l’uomo !!

Domanda:

Ma hai comunque una foto facile facile!!

Risposta:

Si certamente, ma la foto scattata ai due soggetti maschi abituati a vivere nel paese sarà la stessa fatta da circa una migliaio di fotografi che finisce su Facebook dove non si capisce quale sia la migliore perché ognuno è un copia/incolla dell’altra !!

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Villetta Barrea. Un cervo è entrato in un cortile dove ci sono alberi di mele, che lui provava a far cadere con le corna; dietro un altro esemplare maschio e qualche femmina in fondo a destra.

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Se trova qualcosa di suo interesse si avvicina tranquillamente all’uomo……. considerate che avevo un grandangolo in mano.

Bene, dopo questa spiegazione  è arrivato il momento di mostrarvi le foto Wild dei cervi, per i quali i millimetri di focale potrebbero non bastare mai.

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Appena usciti da un bosco si intravede una radura, la vicinanza dei cervi si sente all’olfatto, dall’odore dei loro escrementi freschi, e si percepisce dalla presenza di aree calpestate prive di erba con terreno smosso: questo indica che c’è stato un combattimento tra cervi. Nella foto sopra il momento in cui una delle cerve mi ha visto; seppur lentamente andranno via.

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Il maschio che molto probabilmente ha vinto l’ultima prova di forza le richiama a sè…

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……….mentre il perdente va via in un’altra direzione, ma sono sicuro che non smetterà di provare ad accaparrarsi l’harem.

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Femmine radunate, è giunto il momento di allontanarsi da me….

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….ma prima un’occhiata dritto per dritto me la lancia, mentre una femmina sembra aspettarlo. Non si inseguono mai gli animali selvaggi nel caso qualcuno ci stesse pensando.

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Lassù sulla cima i cervi sembrano lupi mannari che vagano ad emettere bramiti con scenari suggestivi.

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Ed ecco cosa serve per questi cervi qui………ma no che avete capito!!!! Il 500mm l’ho lasciato a casa in favore del più leggero 400, mi riferivo agli scarponi da trekking, per fare belle foto serve la voglia di alzarsi la mattina, esplorare, camminare, appostarsi se necessario, abbigliamento idoneo e comodo e un bel paio di scarponi.

Alla Prossima !!!

 

La Val di Rose

Il sentiero per la Val di Rose parte da Civitella Alfedena, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; è molto conosciuto e apprezzato da chi ama la montagna, in particolar modo per poter osservare da vicino i camosci, ma da inizio giugno fino ad inizio settembre diventa percorribile solo con una guida e in gruppi a numero chiuso. Si sale in alta quota, a circa 2.000 metri, percorrendo un dislivello di quasi 900 metri, lungo un sentiero ben segnalato, da cui non è mai necessario uscire; la passeggiata dura circa 3 ore e va quindi affrontata con attrezzatura per la montagna: scarponi, giacca antivento, crema solare, bastoncini da trekking. Per chi ama la natura e non si lascia spaventare dalle lunghe camminate questo è il posto giusto.

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Si comincia da qui

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E queste sono le regole del gioco

La Val di Rose è suggestiva perché durante la camminata si presentano agli occhi del visitatore scenari sempre diversi: all’inizio si attraversa una antica faggeta, molto bella e utile perché, come mi ha detto un turista straniero incontrato lì: “Il primo chilometro è sempre il più duro”, e un po’ d’ombra ci vuole proprio all’inizio!

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Gli adolescenti non smettono mai di scrivere nomi sugli alberi…

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In fondo il mio zainetto rosa preferito

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Salendo ad un certo punto si può ammirare uno splendido panorama, con il lago di Barrea e l’omonimo paese in fondo a destra.

Usciti dalla faggeta comincia il pietrisco e davanti ci appaiono le vette dei monti, ma non solo: cominciano ad intravedersi anche la flora e la fauna dell’alta quota.

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La faggeta sullo sfondo, pare abbia una certa predisposizione ad attirare volpi….non ne sarà felice mia nonna per il pollaio dietro casa ^_^

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Oltre a numerosi uccelli come il Culbianco e i Gracchi (corallino e alpino) è possibile vedere il Sordone, che in questo caso si è dimostrato abbastanza confidente, avvicinandosi a me per lasciarsi fotografare.

Arrivati a questo punto la domanda che tutti si pongono è : 

-Ma i camosci ci sono ???

Risposta:

– Si, decisamente !!!

 

Il camoscio più bello del mondo: così è stato definito il camoscio abruzzese dopo che lo zoologo e ornitologo Oscar Neumann scoprì che si trattava di una specie differente rispetto a tutte le altre. Il nostro camoscio, dunque, è conosciuta con il nome di Rupicapra pyrenaica  “ornata” , perché presenta dei tratti distintivi ben specifici:

– Corna più lunghe 

– Pelo scuro intorno agli occhi, tipo mascherina

– Macchia chiara sulla gola e fascia bruna lungo il collo 

Ecco il perché di quell’aggiunta al nome, “ornata”, perché il camoscio d’Abruzzo è l’unico ad avere questo tipo di ornamenti anche se, corna a parte, direi che è con il suo abito invernale che il camoscio dà il meglio di sé.

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Questo è quello che vedrete una volta arrivati in cima, e non ci sono sconti: se non arrivate in cima non vedrete i camosci!

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Ed eccolo

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Abbastanza confidente, lassù nessuno gli reca disturbo e il rischio di estinzione è ormai alle spalle.

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Ovviamente, seppur confidente, per riuscire a fotografare il camoscio serve anche un po’ di fortuna; potrebbe trovarsi vicino al sentiero a brucare l’erba oppure starsene lontano (e non è consentito lasciare il sentiero). Potreste non vederlo affatto, anche se si tratta di un’ipotesi remota dato che da qui il camoscio ha potuto cominciare a ripopolare l’intero parco.

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E’ il RE delle nostre montagne, mentre a me vengono i brividi solo a pensare di trovarmi là sul cucuzzolo!!!

 

 

Eremo di San Bartolomeo in Legio

Bentornati viaggiatori, oggi si torna a visitare un eremo, quello di San Bartolomeo in Legio che si trova vicinissimo ad un altro eremo importante, quello di Santo Spirito alla Majella, ma mentre quello di Santo Spirito ad aprile è chiuso, questo non lo è, e sebbene l’edificio sia piccolino e meno suggestivo del suo “fratello maggiore”, ha dalla sua parte che per raggiungerlo non basta parcheggiarvi l’auto davanti ma bisogna fare una piccola e piacevole escursione immersi in un paesaggio bellissimo. L’eremo si trova a Roccamorice in provincia di Pescara, pare sia stato costruito nel XI secolo e per un po’, come in molti altri eremi della zona, vi ha soggiornato Pietro da Morrone, che ha provveduto ad una restaurazione intorno al 1200.

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Si inizia da qui, poi comincia l’epopea delle croci sulle montagne che l’anno scorso ha fatto dire basta a Reinhold Messner

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Ed eccoci arrivati all’eremo

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Nelle parte sottostante l’eremo c’è un torrente che in estate solitamente è in secca; se scendete in estate badate bene di avere un repellete per le zanzare!

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Si può scendere sotto sia dalla parte posteriore dell’eremo..

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…sia per mezzo delle ben più comode scalette nella parte anteriore.

L’interno dell’eremo è davvero minuscolo, non starò qui a proporvi la foto in quanto era pieno di turisti quel giorno, turisti che, se presenti in foto, hanno il viso sfocato per motivi di privacy. 

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Giusto un esempio di quello che io chiamo coraggio !!!

Ho poco altro da aggiungere, quando mi sono recato all’eremo era una giornata uggiosa e non sono potuto scendere al torrente per fare foto in quanto stava arrivando la pioggia, perciò vi lascio con le foto del paesaggio che vedrete se farete visita all’eremo e vi do appuntamento al prossimo episodio dei miei racconti di viaggio.

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Quella sopra per me è la foto più bella della serie, con i fiori gialli delle ginestre in primo piano e lontano, sul sentiero, Francesca con la sua borsa gialla che richiama il colore delle ginestre.