I Trabucchi di Fossacesia

Da Francavilla al mare fino a Vasto si estende la famosa Costa dei Trabucchi, nel mezzo c’è la città di Fossacesia; non ho molto da dire su questa città, è semplicemente stupenda, non solo la parte della costa ma anche il centro storico ha il suo fascino, vi riassumo ciò  che ho visto nelle mie foto.

Il centro Storico

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La vita nella città

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Il palazzo Mayer, costruito intorno al 1834, all’interno è stata inglobata una chiesa, è visitabile prenotando.

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Tenuta di caccia della famiglia Mayer,  come avrete intuito parliamo di una famiglia borghese dell’800.

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La chiesa di San Donato

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Abbazia di San Giovanni in Venere

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La parte posteriore

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Particolare della porta di ingresso laterale

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L’interno

Al di là di quello che vedete c’è molto altro, il belvedere sulla costa, il chiosco dietro l’abbazia, la chiesa del Santissimo Rosario, la piazzetta dei lettori, scorci molti belli e vicoli curati !!!

 

I Trabocchi

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Direi che le immagini parlano da sole ma se non bastasse per farvi preparare le valigie vi dico anche un’ altra cosa….

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……si mangia divinamente !!!!!!

 

 

 

 

 

Una passeggiata a Città Sant’Angelo

Ed eccoci qui per l’appuntamento di fine anno; in questi pochi giorni di ferie sono andato a passeggiare con la mia ragazza in uno dei più bei borghi d’Italia, Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara. Il paese conta 15.000 abitanti, quindi il termine “borgo” gli sta un po’ strettino, tuttavia nella parte vecchia della città il tempo sembra essersi fermato e pare davvero di stare dentro un borgo.

Si inizia da qui

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Brutte notizie: sulla torre della Collegiata di San Michele Arcangelo ci sono impalcature

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Il borgo è in versione festività natalizie, in fondo ancora la chiesa di San Michele Arcangelo, chiamata “Collegiata” perché, pur non essendo sede vescovile, è comunque di una certa importanza per il culto cattolico

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Nell’altra direzione, invece, lungo la strada del borgo si vede la chiesa di Sant’Agostino

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Una vecchia 500 davanti ad un piccolissimo spazio verde con panchine ci sta bene come set fotografico

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Sempre lungo la strada principale, vicino agli edifici del comune, si trova la chiesa di San Francesco e sopra il campanile

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Adiacente alla chiesa di San Francesco c’è un chiosco di un piccolo convento: questo è il suo interno, in fondo era possibile vedere un presepe allestito per l’occasione

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Veduta di qualche vicolo

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Siamo sotto la facciata della chiesa di Sant’Agostino, mi sento osservato….

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…ingrandiamo un po’…

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ah ecco c’è un piccione che mi fissa

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Per entrare nella chiesa di Sant’Agostino bisogna salire una scalinata, se ci si volta questa è la visuale che si può osservare

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Il tramonto è ormai vicino,

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la luce è calda,

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e dopo il tramonto c’è l’ora blu,

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nel cielo sfumature di rosso,

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non resta altro che andare nel parcheggio che si trova in cima ad un belvedere,

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per dare il giusto finale alla passeggiata e a questo 2016

Queste foto sono state scattate da una compattina da 700 euro che quando c’è luce è manico da parte di chi la utilizza e può competere con macchine fotografiche da ben 20 mila euro

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Avreste mai pensato ???

Si tratta della Sigma Dp2 Quattro con il suo particolare sensore Foveon

Tuttavia ha tante limitazioni, focale fissa, massimo 200 Iso per un utilizzo a colori, soffre i riflessi, non rende poi molto bene sulle alte luci, però, “certe volte” lascia di sasso!!!

Le foto di quest’articolo si trovano in alta risoluzione nella mia galleria, QUI

E dopo che ho aiutato San Giuseppe e Gesù bambino a risollevarsi, io vi auguro….

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Una passeggiata a Pettorano sul Gizio

Pettorano sul Gizio è un comune in provincia dell’Aquila; si tratta di un borgo di poco più di mille anime e fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia.

Pettorano sul Gizio

Veduta del borgo dalla parte bassa

Pettorano sul Gizio è uno di quei luoghi in cui passare una giornata passeggiando: il paese immerso nel parco della Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio vi accoglie in maniera gradevole con paesaggi montani, costruzioni antiche come il Castel Cantelmo e, nella parte bassa, un’area pic-nic intorno ad un vecchio mulino.

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Chiesa Matrice di San Dionisio

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Interno della chiesa

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E’ per scorci come questo che amo i borghi medievali

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Come sopra

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Fontana situata di fianco ad un’uscita laterale della chiesa

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La piazzetta del paese. Dietro di me il belvedere

Il castello Cantelmo è visitabile e va visitato; all’interno non è che vi sia poi tanto da fotografare, tranne il panorama che si può vedere lassù in cima….

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…..appunto, il panorama

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Come vorrei una veranda del genere!!!

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Ora si va verso la parte bassa del paese; la sorgente del fiume Gizio non l’ho vista, l’area archeologica e l’area pic-nic sono praticamente attaccate, per area archeologica si intendono infatti dei vecchi mulini.

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Vista del paese lungo il sentiero verso l’area archeologica e pic-nic

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La flora presente nell’area è segnalata per mezzo di etichette con su scritto il nome della specie

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Ecco un mulino, l’interno era chiuso, ma credo che in estate si possa visitare

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e dove ci sono dei mulini ci sono sempre dei canali in cui far confluire l’acqua

In definitiva la visita al borgo mi è piaciuta molto, nulla da far rimanere a bocca aperta sia chiaro, ma il paese si lascia ammirare, c’è abbastanza da vedere da poterci passare una piacevole giornata, mentre alcuni altri borghi visitati in passato, pur essendo carini allo stesso modo erano talmente piccoli che bastava meno di mezza giornata; qui il borgo è abitato ed è curato, c’è vita dentro.

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I gatti non mancano mai….

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ogni uscio ha il suo gatto….

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…….e qualcuno ha una cucciolata di maremmani abruzzesi dietro casa

Alla prossima !!!!!!

Eremo di San Bartolomeo in Legio

Bentornati viaggiatori, oggi si torna a visitare un eremo, quello di San Bartolomeo in Legio che si trova vicinissimo ad un altro eremo importante, quello di Santo Spirito alla Majella, ma mentre quello di Santo Spirito ad aprile è chiuso, questo non lo è, e sebbene l’edificio sia piccolino e meno suggestivo del suo “fratello maggiore”, ha dalla sua parte che per raggiungerlo non basta parcheggiarvi l’auto davanti ma bisogna fare una piccola e piacevole escursione immersi in un paesaggio bellissimo. L’eremo si trova a Roccamorice in provincia di Pescara, pare sia stato costruito nel XI secolo e per un po’, come in molti altri eremi della zona, vi ha soggiornato Pietro da Morrone, che ha provveduto ad una restaurazione intorno al 1200.

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Si inizia da qui, poi comincia l’epopea delle croci sulle montagne che l’anno scorso ha fatto dire basta a Reinhold Messner

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Ed eccoci arrivati all’eremo

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Nelle parte sottostante l’eremo c’è un torrente che in estate solitamente è in secca; se scendete in estate badate bene di avere un repellete per le zanzare!

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Si può scendere sotto sia dalla parte posteriore dell’eremo..

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…sia per mezzo delle ben più comode scalette nella parte anteriore.

L’interno dell’eremo è davvero minuscolo, non starò qui a proporvi la foto in quanto era pieno di turisti quel giorno, turisti che, se presenti in foto, hanno il viso sfocato per motivi di privacy. 

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Giusto un esempio di quello che io chiamo coraggio !!!

Ho poco altro da aggiungere, quando mi sono recato all’eremo era una giornata uggiosa e non sono potuto scendere al torrente per fare foto in quanto stava arrivando la pioggia, perciò vi lascio con le foto del paesaggio che vedrete se farete visita all’eremo e vi do appuntamento al prossimo episodio dei miei racconti di viaggio.

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Quella sopra per me è la foto più bella della serie, con i fiori gialli delle ginestre in primo piano e lontano, sul sentiero, Francesca con la sua borsa gialla che richiama il colore delle ginestre.

 

 

 

 

Pasquetta a Roccascalegna

Roccascalegna è un comune italiano di appena 1.200 abitanti situato nella provincia di Chieti, è stato insignito del marchio Bandiera Arancione del Touring Club Italiano e se il nome di questo paese non vi dice nulla…….bhe, mi basta la foto sotto per farvi capire di cosa sto parlando.

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Se non avete visto una foto simile girare sul web vuol dire che siete appena ritornati da Marte

Il giorno di Pasquetta del 2016 si è svolta una rievocazione medievale nel castello; l’accesso al castello è sempre stato a pagamento ( 3 euro) ma questa volta all’interno, oltre ad una folta schiera di turisti (anche troppi), trovavano posto spettacoli medievali di vario tipo: falconeria, combattimenti ecc ecc

Il flusso turistico è stato impressionante, non c’era molta pace in giro e l’entrata al castello era monitorata, non si saliva se altri non scendevano, non proprio un’esperienza divertente per chi si reca per la prima volta a visitare il castello, ma l’organizzazione è stata buona e credo che la maggior parte dei turisti sia riuscita a godere degli spettacoli. “La maggior parte” eh ……conosco giusto 4 persone che sono andate via temendo che non sarebbero mai entrate.

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La torre medievale posta vicino al burrone (restaurata) fu la prima costruzione, risalente al XI secolo, e solo pian piano, nel corso dei secoli, venne realizzato il castello.

In verità non ero particolarmente interessato agli spettacoli, ne ho fotografati a bizzeffe ormai, anche se quello di falconeria mi ha consentito di fare pratica nel fotografare soggetti in volo, difficili da riprendere come solo i rapaci sanno essere! Mi sono cimentato poi nei ritratti e nei paesaggi, utilizzando una vecchia lente della Leitz (l’odernia Leica), la Elmarit-R 90mm f/2.8. del 1976

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Ditemi se vi sembra possibile che una lente progettata nel 1964 adattata su sistema Canon possa dare questi risultati………eppure li dà !!!

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La torre medievale della chiesa di San Pietro collocata dentro il castello scattata con la medesima lente.

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La roccia che “regge” il castello, in una visuale dal basso.

Passiamo ora alla falconeria. Durante lo spettacolo al quale ho assistito, il falconiere e la sua assistente (che a loro dire hanno collaborato con trasmissioni televisione come Geo e Super Quark), hanno fatto librare in aria tre falchi: il Falco Lugger, di origini indiane, il  CaraCara Crestato di origini messicane e infine il nostro Falco Pellegrino, l’essere vivente più veloce al mondo con picchiate da quasi 400Km/h…….inutile dire che di foto in volo del terzo ne ho poche, io e la mia attrezzatura un essere cosi veloce non l’abbiamo mai visto in volo e cosi vicino……quando dico vicino intendo dire che il falconiere lasciava volare liberi i suoi falchi e questi, dopo una serie di planate, “agganciavano” al volo la loro ricompensa, posta all’estremità di una corda, che il falconiere agitava.

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Un primo piano del CaraCara, lui era abbastanza facile da fotografare anche in volo

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Infatti qui un tentativo di panning, tecnica fotografica che prevede tempi lenti di otturatore ed inseguimento del soggetto finché non si chiude l’otturatore, ecco perché il soggetto è a fuoco mentre le persone sullo sfondo sembrano quasi “sdoppiate”.

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Stessa tecnica e stesso soggetto

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Ed ecco a voi il Falco Lugger, molto simile al nostro falco Lanario; in libertà si è specializzato nel cacciare pipistrelli.

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Ancora il Lugger in azione

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Il Lugger ha afferrato il fagotto che il falconiere agitava

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Sua maestà, il Falco Pellegrino!!!

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Una virata

Il mio racconto si conclude qui e con l’occhiolino della Civetta Africana vi lascio alla prossima!

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Due giorni a Civitella Alfedena in inverno

Civitella Alfedena è un comune di poco più di 300 anime che si trova in provincia dell’Aquila. Questo borgo, oltre ad essere molto carino, si trova nel bel mezzo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; è vicinissimo ad Opi, Villetta Barrea e Barrea e quindi vicino all’ononimo lago, poco distante dagli impianti sciistici  di Passo Godi. Di conseguenza è una meta molta apprezzata durante l’inverno per sciare e durante l’estate per dei pic-nic affacciati sul lago di Barrea, ma come vi mostrerò in inverno presenta tante altre belle sorprese.

 

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Questa femmina di cervo non è una sorpresa, vi attraversano la strada ovunque…..

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……o, come in questo caso, si infilano nei cortili. I cervi hanno ancora le corna in inverno, ma in primavera le perderanno

A Civitella Alfedena si trovano due aree faunistiche, ovvero terreni molto vasti ma recintati, in cui vengono ospitati un branco di lupi da una parte e una lince dall’altra e in inverno sono molto più visibili che d’estate. L’area faunistica delle lince è posta sopra un belvedere e la vista non è coperta da alberi o altro ma è raro che si riesca a vedere il felino fare qualcosa di diverso dal dormire, tanto più di giorno e con la pancia piena.

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E’ come il vostro gatto di casa, a pancia piena dorme; sebbene goda di uno spazio molto ampio si trova pur sempre dentro un recinto, viene alimentato dall’uomo…..o al massimo si ciba di qualche sventurato roditore che entra li dentro.

Ok passiamo ai lupi 

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Un lupo!!!

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Il lupo a destra non avrebbe dovuto mettere la sua zampa sopra quella del capo branco, dopo si ritroverà a terra a supplicare pietà e continuerà la sua vita da sottoposto.

Anche i lupi durante l’inverno sono facilmente visibili, non perché manchino le fogli degli alberi a coprire la vista, ma perché si avvicinano alla recinzione di fianco ai giardini pubblici. L’area del lupo è molto più vasta di quella della lince, ci sono 8 se non più esemplari nel branco e se volessero potrebbero anche starsene alla larga dallo sguardo dell’uomo; d’estate infatti stanno sempre dietro una collina lontano da sguardi indiscreti, non so perché in questa stagione si sono mostrati più confidenti dato che il cibo non gli manca di certo . . . . . . chi diventa socievole se gli si dà del cibo è invece un altro soggetto, odiato da tutti gli allevatori di galline del mondo…..(compresa mia nonna che ha perso un intero pollame per colpa del tizio qui sotto) 

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Che sguardo ragazzi!!! Ogni tanto passa nei giardini pubblici a cercare cibo dai turisti, oppure, se non la trovate in paese, potrebbe bastarvi accostare l’auto lungo la strada che da Villetta Barrea raggiunge Civitella Alfedena.

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E’ vietato dare da mangiare agli animali selvatici……ma lei è furba come una volpe e vi farà gli occhi dolci !!!

In questa storia mancano due attori, uno dorme in letargo e si chiama orso marsicano, l’altro è il camoscio e per vederlo si deve salire partendo da Civitella Alfedena verso la Val di Rose con ciaspole ai piedi, sapete perché non ho potuto salirci ???

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“Perché la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede bene”, ho forato due ruote dell’auto in un colpo solo e quando ti svegli e scendi dall’albergo e vedi due gomme a terra capisci che il week-end è finito e ti può salvare solo il carro attrezzi!!!

Alla prossima!!!

 

 

 

Il Parco delle Sorgenti Sulfuree del Lavino

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Siamo nel comune di Scafa, un piccolo paese di meno di 4 mila anime nella provincia di Pescara che, oltre ad avere al suo interno la famosa Oasi WWF del Lago di Alanno, ospita un parco molto interessante, con giochi per bambini, un campetto da calcio, un laghetto. Sembrerebbe un parco come tanti altri se non fosse che all’interno ci sono delle vere e proprio sorgive, ovvero dei buchi nel terreno da cui scaturisce acqua sulfurea, quindi non la solita acqua inodore e incolore (o azzurra quando riflette il cielo).

 

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Ingresso del parco

L’acqua è di un colore turchese e all’inizio, per via delle acque sulfuree, sentirete un odore di acido solfidrico, o semplicemente come direbbe qualcuno di “uova marce”, ma si fa subito l’abitudine e oltretutto fa bene respirarlo.

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Un bell’impatto visivo che ne dite ??

All’interno del parco ci sono diversi ponticelli in legno che permettono di attraversare le acque e il laghetto che si viene a formare, inoltre percorrendo un sentiero si puo’ arrivare a un vecchio mulino. Alcune delle acque sulfuree vanno a sfociare in un fiume lì vicino, altre invece vengono incanalate tramite delle paratoie per mandarle verso il mulino.

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Acque sulfuree che si riversano nel fiume

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Una paratoia che si incontra lungo il sentiero per il vecchio mulino

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Uno dei ponticelli

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Da notare il colore turchese dell’acqua

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L’acqua che giunge al vecchio e rotto mulino, dove non c’è più alcuna pala da far girare.

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Il mulino è chiuso a chiave e quindi non visitabile, ma la porta aveva una fessura che mi ha permesso di infilare la fotocamera con il braccio e questo è l’interno

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La facciata del vecchio mulino

Ultima modifica

La foto sopra è un particolare catturato da una sorgiva, foglie secche galleggianti con colori creati dai componenti chimici dell’acqua sulfurea, anidride carbonica, calcio, cloruri e chissà cos’altro.

Vi consiglio vivamente di visitare questo posto magari con la primavera alle porte o in autunno, in estate è comunque molto bello, ma pieno zeppo di zanzare.

Alla prossima!!!!!!